I soldi ricavati da questo business, divisi tra i capi delle tifoserie di Inter e Milan, coinvolgono anche società vicine alla ‘ndrangheta

Boiocchi e la questione dei biglietti: cosa c’è dietro?

Ecco quanto riportato dal Corriere della Sera riguardo la storia del capo della curva interista e la vendita dei biglietti:

« Non conta il risultato del campo. Contano i soldi e gli affari fuori dallo stadio. Il racket dei biglietti, pretesi dalle società con tentativi di estorsione e minacce, e quello dei parcheggi, dei venditori ambulanti, dei paninari. Business trasversali spartiti tra i capi delle tifoserie di Inter e Milan. Affari criminali nei quali c’è il sospetto sia coinvolta anche una famiglia di ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria. Ma non c’è solo il calcio, perché i soldi arrivano anche dai concerti e dalla gestione della security e dei bar. »

Come avviene la spartizione?

« La spartizione tra interisti e milanisti
Una montagna di soldi, di cui gli «80 mila euro al mese» citati da Vittorio Boiocchi in una intercettazione dello scorso anno, sarebbero solo una piccola parte. Perché tutto sarebbe spartito equamente tra interisti e milanisti, in base alla partita o all’evento. Nemici (di facciata) sugli spalti e soci negli affari. È questo lo scenario in cui potrebbe essere maturato l’assassinio dello «Zio», il 69enne capo ultrà nerazzurro Boiocchi. Le indagini della squadra Mobile puntano ai killer fuggiti in moto, ma sullo sfondo c’è lo scenario di un assalto criminale ai business intorno al Meazza. E non solo.
»

Le inchieste

« Il nome di Boiocchi compare in un’inchiesta della procura di Milano su cui non è stato ancora messo un punto. Un’indagine che vede al centro la compravendita dei biglietti e l’ipotesi, solo ventilata, di possibili ricatti alla società nerazzurra. Quattro dirigenti dell’Inter sono anche finiti indagati con l’ipotesi di reato di associazione per delinquere prefigurando qualche forma di collaborazione per favorire i capi ultrà fornendo biglietti a prezzi agevolati o facendoli entrare gratis. In realtà, per i quattro dirigenti lo stesso pm Leonardo Lesti ha chiesto l’archiviazione, accolta dal gip Guido Salvini, che concorda nel concludere che i quattro «erano in realtà vittime del comportamento minaccioso ed estorsivo dei capi dei tifosi e quindi semmai persone offese dei reati». Vittime quindi, di uno scenario già visto sull’altra sponda del Naviglio quando nel 2007 scattarono gli arresti per la tentata estorsione al Milan. Anche qui minacce e ritorsioni ultrà per ottenere biglietti dall’allora ad Galliani.

Il ruolo di Baiocchi

Un punto fondamentale di questo scenario è il 2018, quando viene scarcerato dopo 26 anni proprio Boiocchi. Lui torna in curva e si «autoproclama» capo della curva Nord. In dote porta la fondazione dei Boys San e legami con cosche: i Fidanzati, i Di Marco, i Mannino. Boiocchi, secondo quanto circola sottotraccia negli ambienti del tifo, avrebbe spodestato i vecchi capi con azioni violente e spartito il business tra alcuni membri del nuovo direttivo della curva. A loro, tra cui Franchino Caravita, Renato Bosetti, Andrea Beretta, Giacomo Pedrazzoli, Emiliano Cimbali ed Enzo Lentini, avrebbe affidato la questione dei biglietti. Si vocifera di 2 mila tagliandi a partita pretesi (con le brutte) dalla dirigenza. Lunedì Beretta e altri del direttivo sono stati interrogati in questura nelle indagini sul delitto. »

La questione dei parcheggi a San Siro

« Ma il grande affare del Meazza sarebbe invece quello dei parcheggi. Da gestire in alleanza con i «cugini» rossoneri: Luca Lucci — l’ultrà della stretta di mano a Salvini — e Giancarlo Lombardi, detto Sandokan, tornato nella Sud dopo la vicenda dell’estorsione nel 2007. Sullo sfondo Loris Grancini, capo dei Viking della Juventus ma da sempre vicino a Sandokan. Con le sue pesanti amicizie alla Barona, quartiere della periferia milanese. Trafficanti di cocaina e capi curva, mafiosi e manager delle società che hanno in concessione (dal pubblico) i parcheggi. E qui sarebbero coinvolte anche società di comodo vicine alla famiglia Iamonte della ‘ndrangheta. Una torta redditizia, spartita, non estorta, in cambio di protezione e forse altri affari come il traffico di droga (in curva e fuori) e il controllo di altre attività. Un affare grosso. Così tanto da valere un omicidio? »

 

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