La faccia di Zanetti diventò un meme ai tempi dei sorteggi, quasi a dire “non ci poteva andare peggio”, ed effettivamente era il girone più duro.

La partenza con il Bayern che non auspicava nulla di buono, nella mente interista si proiettavano già i peggiori scenari e i fasti dei tempi bui.

L’Inter è così, non è mai favorita ma non parte mai sconfitta, è sempre pronta a stupire sia in positivo che anche in negativo.

La ripresa in Campionato passa anche dalla vittoria in casa con il Barcellona in Champions League, sono quei match che ti possono dare quell’adrenalina che ti sveglia dai momenti peggiori, e così è stato.

Dopo la notte magica del Camp Nou in molti temevano più la partita di questa sera che le altre, e come dargli torto delle volte.

Ma l’Inter è tornata Inter e da quando c’è Inzaghi è anche molto (ma molto) Europea, secondo anno consecutivo qualificata agli ottavi, non è roba da poco.

La prestazione, al netto dell’avversario, è sui livelli della stagione scorsa con sprazzi di gioco esaltante e tante palle gol (anche sprecate ovviamente).

Anno scorso senza Brozovic avremmo fatto gran fatica, quest’anno invece c’è un Mkhitaryan in più che ha anche una certa caratura internazionale oltre che grande duttilità.

La qualificazione è in cassaforte con una giornata d’anticipo, nel peggior girone della competizione, 10 punti in tasca e soldi che entrano nelle casse del club, oltre tanta, tantissima fiducia.

E lasciatemi dire una cosa, quel bacio alla maglia di Lukaku proprio no.

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