Nasser al-Khelaifi, chiavette Usb e detenzione arbitraria. I controversi metodi del Qatar per proteggere i suoi segreti”. questo il titolo di un‘inchiesta pubblicata oggi in prima pagina sul quotidiano Libération, che a meno di due mesi dall’avvio dei Mondiali di calcio a Doha punta il dito contro il presidente del Psg, Nasser-al-Khelaifi, fedelissimo in Europa della famiglia dell’emiro al-Thani. Il giornale parigino evoca, in particolare, “le sevizie subite” in Qatar da Tayeb B, un franco-algerino vicino ai repubblicani francesi: l’uomo “che sapeva troppo”, scrive il quotidiano, detentore di “documenti potenzialmente esplosivi” per lo stesso al-Khelaifi.

“Corruzione sul Mondiale in Qatar”

A inizio 2020, sottolinea Libération, Tayeb B. viene fermato a Doha, la capitale del Qatar. Sarebbe in “possesso di informazioni compromettenti per il capo del Psg”, “prove potenziali di azioni di corruzione nella controversa attribuzione del Mondiale 2022, fatti di lavoro dissimulato, testimonianze riguardanti la vita privata del presidente del Psg nella capitale francese”. “Al termine di una dura detenzione viene liberato, solo dopo aver consegnato i documenti agli avvocati di Al-Khelaifi”, è scritto nelle anticipazioni di questa sera. “Un caso – conclude Libération – che solo la giustizia francese potrà risolvere”.

Hummel: “Sosterremo la nazionale danese fino in fondo, ma non vogliamo essere associati a questo evento”. Terza divisa nera in segno di lutto.

Il marchio Hummel produrrà le maglie con cui la Danimarca giocherà il Mondiale in Qatar tra novembre e dicembre, ma scomparirà come segno di protesta e di rispetto per “le migliaia di lavoratori morti”. Lo sponsor tecnico, dello stesso colore della divisa, sarà dunque appena visibile. La terza maglia, inoltre, sarà tutta nera, in segno di lutto. “Volevamo lanciare un duplice messaggio. Le maglie – spiega Hummel attraverso i propri canali social – non si ispirano solo a Euro 92, il più grande successo calcistico della Danimarca, ma anche a una protesta contro il Qatar e il mancato rispetto dei diritti umani. Ecco perché abbiamo uniformato il nostro logo. Non vogliamo essere visibili durante un torneo che è costato la vita a migliaia di persone. Sosteniamo la nazionale danese fino alla fine, ma questo non è come sostenere il Qatar come nazione ospitante. Crediamo – la conclusione – che lo sport debba unire le persone. E quando non succede, vogliamo fare una dichiarazione.

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