Inzaghi

In tempo di crisi, si sa, si riunisce il parlamento e l’Inter non ha fatto eccezione alla regola, riunendo al proprio capezzale la massima dirigenza e l’indiziato principale di oggi: l’allenatore.

L’accusa è però stata estesa a tutta la squadra, con particolare riferimento alla vecchia guardia, da Handanovic a De Vrij, Bastoni, Skriniar, Barella, Dzeko e Correa. In pratica quasi tutti, a conferma che l’involuzione è preoccupante e coinvolge a trecentosessanta gradi l’intero ambiente nerazzurro.

In passato dopo un certo numero di risultati al di sotto delle aspettative l’allenatore di turno veniva impallinato dalla stampa e dai tifosi e nel migliore dei casi bollato come ‘non adatto” a guidare una squadra come l’Inter.

La storia ci insegna tuttavia che tutti gli avvicendamenti dell’ allenatore di turno non son mai state redditizi, nè in termini di risultati nè a livello di spogliatoio.

Il caso di Inzaghi potrebbe però essere differente, se l’Inter cominciasse finalmente ad evolvere la propria mentalità.  Al di là degli esiti delle sfide decisive che lo attendono alla ripresa (Roma, due volte Barcellona, Sassulo, Salernitana e Bayern) e che rappresentano la spartiacque della stagione, il tecnico nerazzurro può ancora vantare (pochi?) crediti con i consensi raccolti l’anno scorso, nonostante sia sfuggito lo scudetto.

Se Inzaghi avesse vinto il campionato la scorsa stagione avrebbe fatto compiere un balzo culturale non indifferente al club, abituato da sempre a vincere solo con allenatori-sergenti, e mai attraverso progetti pluriennali.

La natura dell’Inter ha sempre previsto il confezionamento di squadre con l’obbiettivo immediato, tralasciando qualsiasi tipo di pianificazione a medio-lungo termine, come invece fanno i migliori club europei, Barcellona in primis. E’ una scorciatoia che non paga quasi mai, ed i fatti lo dimostrano inequivocabilmente. Mourinho e Conte, per citare gli ultimi che hanno vinto, al primo anno sono rimasti in bianco ma spesso i giudizi sono trancianti e si fa fatica a capire perchè non si possa concedere la stessa possibilità anche ad Inzaghi.

Serve che l’allenatore venga sorretto e accompagnato da una maggiore presenza dei dirigenti, per il bene dell’Inter. Lasciarlo solo prima delle imminenti sfide decisive (e sperando che qualcosa cambi a prescindere) è solo un modo per nascondere i reali problemi.

Avanti Inter

 

 

 

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